L'arte come bene (e) rifugio: con il virus Finarte porta le aste online

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Posted on: 05/13/20

Agli appassionati d'arte più attenti e ai veri collezionisti sarà sicuramente capitato di incrociare sul proprio cammino Finarte, la celebre casa d'asta milanese che nacque nel 1959 per volontà del banchiere meneghino Gian Marco Manusardi. Fondata con l'obiettivo di assistere collezionisti e operatori del settore nell'acquisto e nella vendita di opere d'arte, è diventata nel tempo un vero punto di riferimento e dalla sua storica sede in via Broletto, nel capoluogo lombardo, Finarte, da subito, ha individuato quale fosse la sua aspirazione: focalizzarsi sulle aste specialistiche. Dall'arte antica a quella contemporanea, dagli argenti ai gioielli, dal settore automobilistico fino alla numismatica, alle porcellane e a tutti gli ambiti del collezionismo, internazionalizzando il proprio mercato.

In pochi anni, la casa d'asta milanese cresce e diventata leader nel dipartimento del mercato dell'arte in Italia, aumentando la quantità delle proprie aste. L'11 marzo 1997, l'asta numero mille fissa uno dei suoi traguardi più importanti. Poi arriva il web e l'idea di un sito internet dove inserire i propri cataloghi: dal 2000, infatti, Finart inizia l'attività di vendita online in tutti i settori del collezionismo. E, probabilmente, anche grazie all'esperienza acquisita in 20 anni di presenza sul web, l'impatto dell'epidemia, causata dal nuovo coronavirus, non ha fermato né travolto il lavoro di Finarte. Che proprio su internet ha saputo trasferire parte del suo mondo, portando lì le proprie aste.

Il 17 marzo 2020, in piena chiusura imposta dal lockdown, Finarte ha proposto infatti un'asta fotografica online, che ha avuto ottimi risultati. E il 27 aprile 2020, ha voluto replicare con l'asta di Grafica internazionale e Multipli d'autore, con oltre l'83% di aggiudicato per lotti e il 35% per il valore, per un totale di 159.206,96 euro. Quest'ultima asta, la prima organizzata totalmente da remoto vista la pandemia, ha presentato un catalogo di alto livello. Perché se il Covid-19 ha cambiato le abitudini di tutti, la nuova modalità è però riuscita a mantenere quel senso di "rito" e di eccitazione tipici di questo appuntamento. Ne è convinto l'ingegner Rosario Bifulco, presidente di Finarte, grande conoscitore d'arte e lui stesso collezionista, che nella sua carriera ha occupato posizioni determinanti in molte realtà industriali italiane, come Mittel, Lottomatica, Gruppo Fiat e DeA Capital. Appassionato e attento osservatore del mercato, viste le posizioni ricoperte nella sua carriera, Bifulco al Giornale.it ha spiegato come la celebre casa d'asta sia riuscita a non farsi fermare dal Covid-19.

Ingegner Bifulco, che cosa ha comportato l'arrivo del nuovo coronavirus al mondo delle aste'

Sono cambiate sostanzialmente due cose: il fatto che non si può più fare l'asta con la partecipazione dei clienti dal vivo e la visione dei lotti. Con la chiusura e il lockdown abbiamo dovuto chiudere le sedi e queste due funzioni sono venute meno. Poi, alcuni di noi hanno reagito meglio di altri, con le aste virtuali o aste da remoto.

Finarte come ha reagito'

Esistono due tipi di aste, appunto: quelle a tempo e quelle con la partecipazione anche telefonica, che io chiamo da remoto. Noi, in Finarte, avevamo preventivato che avremmo optato per questa e così è stato.

In un momento storico come questo, pieno di incertezze, l'arte e il collezionismo sono da considerare beni rifugio'

Chiaramente, è difficile da dire. In generale noi, come casa d'arte, trattiamo anche dei beni veri e propri, cioè beni rifugio più classici, come i gioielli e posso dire che su quello l'ancora è soprattutto l'oro. Quello è sicuramente un bene rifugio, come i diamanti.

E l'arte è percepita come delle poche forme sicure di investimento, secondo lei'
Credo che con il coronavirus, fondamentalmente, le quotazioni andranno un po' giù e quindi penso che ci sarà la possibilità di procurarsi delle opere a dei prezzi più accessibili o più ragionevoli rispetto a qualche tempo fa. E in questo senso può essere un buon investimento.

Quindi lei conferma che comprare un oggetto all'asta, adesso, rappresenti comunque ancora una sorta di rito'

Credo di sì, lo è ancora e, infatti, quando noi abbiamo optato per l'asta da remoto abbiamo voluto ribadire il ruolo centrale del battitore e l'adrenalina legata a questo appuntamento. I fatti ci hanno dato abbastanza ragione.

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In che senso'

Noi, già a dicembre scorso, avevamo già provato questa modalità da remoto. Quindi, quando c'è stato il lockdown abbiamo subito pensato a quella stessa tipologia. Poi, il fatto che ci sia anche la partecipazione telefonica fa molto. Io, per esempio, sono un collezionista e compro molto al telefono e a me il telefono dà la stessa adrenalina e lo stesso senso di ritualità del modo tradizionale.

E allora qual è la differenza'

L'aspetto che sicuramente cambia riguarda il compratore un po' più tradizionale e i lotti un po' più importanti. C'è chi desidera vedere il lotto, l'opera dal vivo che, soprattutto quando è di un certo tipo, è necessario studiare attentamente di persona. Questo manca da remoto ed è per questo che noi riteniamo che le aste di questo genere possano funzionare fino a un certo tipo di valore, perché altrimenti, poi, iniziano ad aumentare i rischi.

Però le vostre aste virtuali hanno riscosso molto successo. Pensa che questo appuntamento online possa diventare un'abitudine in futuro'

Sì, credo che continueremo a farle, anche se, come le dicevo prima bisogna sceglierle. La fotografia, per esempio, si presta molto, perché è già di per sé un oggetto virtuale, quindi vederla dal vivo o vederla sullo schermo cambia poco. In questo caso la visione del lotto, soprattutto poi se si è fatto un buon condition report, non cambia. In ogni caso, comunque, noi investiremo sempre di più sull'online (integrato al tradizionale) e sulle piattaforme.

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L'arte e il collezionismo conservano ancora un ruolo determinante nei patrimoni delle famiglie, secondo lei'

Determinante non lo so. Molto dipende da cosa vuol dire buono. Per quei signori con patrimoni importanti, parliamo del 5-10%. Ma sì, in generale, parliamo di una dimensione sotto il 10%.

Ingegnere, quali categorie di beni collezionabili hanno avuto maggiore attenzione in questo periodo di chiusura'

Io, più che di successo, parlerei di cosa hanno fatto passare le case d'asta in questo momento, cioè opere e prodotti di livello e valore medio. Nessuno ha tentato aste più importanti.

Come mai'

Premesso che la raccolta è un po' bloccata, perché fino a oggi è stato complicato avere dei rapporti con il cliente, noi abbiamo immaginato quali sarebbero state le aste da non fare.

Può fare un esempio'

In Finarte abbiamo un dipartimento di automobile molto importante e non abbiamo mai pensato si potesse fare online, perché esiste tutto un procedimento, sia in fase d'asta che post-asta, che prevede che il collezionista veda la macchina, la provi, ne verifichi la meccanica e un'eventuale ristrutturazione. Questo tipo di lavoro, ovviamente, non può avvenire in virtuale.

E in questa seconda fase, quali saranno i più richiesti in questa seconda fase'

In Finarte avremo un'asta sui gioielli, che speriamo di fare in maniera più tradizionale, se non ci saranno altre chiusure. Ecco, gioielli e oro pensiamo possano essere un settore di successo di questi tempi.

Ritiene che la diffusione del Covid-19, un po' come accadde con conflitti e pestilenze, possa rappresentare un punto di svolta nella storia dell'arte'

Stanno succedendo una serie di cose, che sicuramente rimarranno. In questi tre mesi, per esempio, c'è stata un'importante evoluzione digitale, che ha coinvolto tutti noi. È accaduto anche nel mondo dell'arte: di fronte a un primo momento di sconcerto, non soltanto le case d'asta ma anche gallerie e fiere hanno digitalizzato l'offerta. Certo, manca ovviamente il contatto umano, l'ambiente e l'apprezzamento dal vivo delle opere, tutti elementi impagabili, ma io che sono un collezionista di arte contemporanea africana, nei giorni scorsi, mi sono gustato tutta la fiera: ho visto le opere, conosco tutti i prezzi e posso dirle che, in realtà, a volte questa modalità è migliore perché ti permette di fare un'analisi più completa. Poi, per quanto riguarda l'esperienza di socialità dal vivo, con i mezzi che si sono sviluppati ora, il mondo dell'arte è sicuramente fruibile dal punto di vista commerciale.

In questo periodo si è parlato spesso della differenza tra beni di prima necessità e di quelli "secondari". L'arte è, secondo lei, un bene primario'

Guardi per un collezionista, l'arte è un bene primario. Io lavoro tanto, ho tanti impegni, problemi, issues in questo momento e l'arte rappresenta per me un momento di pace. Trovandosi a contatto con delle cose che piacciono, le sensazioni che ti arrivano sono positive. L'arte aiuta a rilassare, a rivivere il rapporto con il bello, che è impagabile. Quindi sì non è il food, però è food per l'anima.

A questo proposito: il direttore della pinacoteca di Brera, James Bradburne, intervistato da noi all'inizio dell'epidemia, disse che le persone vanno al museo quando hanno bisogno di ispirazione, ma anche di consolazione e conforto. Possedere un oggetto di valore, un'opera d'arte, un buon vino, un antico gioiello o una bella fotografia possono alleviare il peso del momento che stiamo vivendo'

Sì assolutamente. Ma le dirò: anche non possederlo, anche soltanto ammirarlo, vederlo, studiarlo, quello è sufficiente per essere alleviati o per allontanarsi un po' dalla fatica del momento che stiamo vivendo.

Ingegner Bifulco, lei è un appassionato e un collezionista. Che cosa acquisterebbe, oggi all'asta se fosse un compratore'

Dipende: io raccomando sempre di seguire soprattutto la pancia e il cuore, cioè ciò che piace. Poi sì,ci sono anche i trend: per esempio, nell'ultima decade, c'è stato il recupero delle donne artiste, le quali hanno ricoperto un ruolo un po' più importante. Poi c'è stato anche il recupero di molte minoranze negli Stati Uniti, dove i musei hanno deciso di indicare la tendenza da questo punto di vista.

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Quali saranno, secondo lei, gli scenari dell'arte dopo questo lockdown'

Io mi occupo di investimenti in senso più lato. L'arte è il settore in cui è solo dilazionato il ciclo di investimento della spesa. Ma in questo caso, quello che abbiamo perso lo abbiamo perso. Il ritorno fisico avverrà con tutta una serie di regole e immagino che quest'anno, al di là della perdita dei due o tre mesi, sono stati penalizzati i risultati sia per le case d'asta, sia per le gallerie. Naturalmente dipende dalle azioni, dalla possibilità che c'è stata, ma fondamentalmente credo che tutti proietteranno una perdita di fatturato, che sarà intorno al 50%, dalle stime mediamente date.

E nel 2021 cosa potrebbe accadere'

Dipende: se ci sarà ancora, quest'inverno, una coda del Covid-19, anche un pezzo del prossimo anno sarà un po' penalizzato, magari un con 10-20% in meno. Naturalmente tutto questo può peggiorare se ci saranno altri lockdown o migliorare se, invece, andrà tutto liscio e ci sarà un'accelerata dell'apertura. Se poi riuscissimo a proseguire su un percorso senza ulteriori chiusure, potrebbe esserci anche un effetto di rimbalzo psicologico, anche perché la gente vuole ritornare alla vita normale, con un entusiasmo ritrovato.






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