Coronavirus, lockdown fino al 3 maggio: "Adesso non possiamo ripartire"

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Posted on: 04/09/20

Gli italiani dovranno pazientare ancora un po'. L'isolamento domiciliare seguito all'emergenza coronavirus potrebbe quasi sicuramente essere prorogato fino al prossimo 3 maggio. In questo arco di tempo, però, il governo valuterà possibili riaperture mirate, sempre nell'ambito di filiere essenziali.

È questo, secondo quanto ha appreso l'Adnkronos da fonti presenti al tavolo di Palazzo Chigi, il quadro prospettato dal premier Giuseppe Conte nel corso di videoconferenza a sindacati e imprese alla quale hanno partecipato anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro, e ministri dell'Economia, Roberto Gualtieri, della Salute, Roberto Speranza e del Lavoro, Nunzia Catalfo.

Una "ponderazione" dell'elenco delle attività da far ripartite riaperture e poi l'istituzione di un nuovo Comitato di esperti, economisti e industriali, che affiancherà il Comitato tecnico scientifico per mettere a punto un piano preciso di regole per prefigurare le condizioni per una riapertura progressiva anche di altri settori non secondari, a cominciare dai trasporti.

Il lockdown per fermare i contagi da coronavirus quindi continuerà. Al momento non ci sono dettagli sui termini temporali della proroga in funzion anti-coronavirus. L'ipotesi più probabile per la fine del blocco, ovviamente se nel frattempo non ci saranno imprevisti, è il 3 maggio. "Non ci sono le condizioni per ripartire", avrebbe spiegato il premier Conte nella videoconferenza. Le autorità scientifiche, infatti, avrebbe spiegato, hanno sottolineato che il rallentamento dei contagi c'è ma non è così forte da rendere possibile riaperture anticipate. Servirà un passaggio graduale. Se il trend verrà confermato, ha aggiunto Conte,"potremmo iniziare ad allentare alcune misure già dalla fine di questo mese". L'orientamento da giorni è quello di prolungare di almeno altre due settimane le misure restrittive.

In un'altra video conferenza tenuta con i rappresentanti dell'Anci e dell'Upi, Conte ha ribadito il concetto della cautela in questa fase. "Al momento non siamo nelle condizioni di riaprire le attività produttive, rischieremmo di far risalire la curva dei contagi e vanificare i risultati che abbiamo ottenuto con le misure messe in atto dal governo".

Nel governo, però, le posizioni non sono tutte concordanti in merito alla fine del lockdown e all'inizio della fase 2. Italia viva spinge per una riapertura ad ampio raggio mentre esponenti dell'esecutivo come Speranza e Boccia frenano. "Il governo ha le idee chiare: dobbiamo mette in sicurezza la salute degli italiani: con la salute a rischio non c'è economia", ha risposto il ministro per gli Affari regionali alla Confindustria che preme per far ripartire le attività. Il ministro ha chiarito che la fase 2 consisterà in"graduali aperture delle fabbriche e degli uffici nel rispetto di tutte le prescrizioni sanitarie per la sicurezza dei lavoratori".

Le prime attività a ripartire potrebbero essere per esempio quelle legate al manifatturiero, alla meccanica, alla farmaceutica, alla filiera agroalimentare. Possibile che si alzeranno le saracinesche di alcuni esercizi commerciali come le cartolibrerie ma la lista completa verrà stilata nelle prossime ore. Il premier, sempre secondo quanto si apprende da fonti sindacali, avrebbe ipotizzato qualche limitatissima apertura per quanto riguarda i codici Ateco.

Cgil, Cisl e Uil "prendono atto" dell'orientamento del governo di prorogare il lockdown a causa dell'emergenza coronavirus per le aziende non essenziali "ma con qualche aggiustamento delle scelte sin qui compiute in riferimento alle sole attività essenziali e indispensabili, sulla strada intrapresa di contrasto al Covid-19", che per i sindacati significa "che le misure restrittive devono proseguire", ma sollecitano a dare " piena attuazione al protocollo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro già sottoscritto". È quanto si legge in una nota unitaria al termine del vertice in videoconferenza con il premier. Nel documento i sindacati chiedono anche di "evitare le forzature che si sono registrate in alcuni territori, alle decisioni prefettizie in merito alle autocertificazioni delle imprese, coinvolgendo le organizzazioni sindacali più rappresentative" sulla fase 2.






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